Perdonatemi, a volte non riesco a farmi capire bene...
Il problema non è il consumo di tartarughe a fini alimentari in sè. Altrimenti dovrei dire lo stesso della mucca o del coniglio, e non lo faccio.
Qui gli aspetti su cui cerco di farvi riflettere sono due:
1) considerazione "umanitaria": se conoscete un minimo la biologia delle tartarughe, saprete che sono molto, molto difficili da ammazzare. Se la mucca, ad esempio, viene come prima cosa stordita con la distruzione parziale del cervello, la tartaruga - per cui non c'è una tecnica veloce, nemmeno il taglio della testa - viene sostanzialmente fatta a pezzi da viva, ed il cervello può impiegare anche un'ora e mezza a spengersi.
2) considerazione "conservazionisitica": ci sono decine di popoli che mangiano le tartarughe da sempre, senza averne sterminata alcuna; la differenza del mercato cinese è l'ampiezza. A seconda delle stime, il consumo annuale è tra i dieci ed i venti milioni di esemplari; anche se la stragrande maggioranza viene dal farming, con questi numeri basterebbe una briciolina percentuale (ed invece siamo al 10 o 20%) di catture per spingere nel baratro praticamente tutte le specie dell'intero Sud-Est asiatico.
Un'altra cosa: le tartarughe, i cinesi, le mangiavano molto meno quando, ai tempi di Mao, morivano sul serio di fame (non è un modo di dire); adesso non è assolutamente una questione di sopravvivenza, ma di ostentazione di un bene di lusso in tavola.
La cosiddetta "Asian Turtle Crisis" è un fenomeno che comincia a farsi notare con la fine degli anni '90.
Spero di essere riuscito a spiegare meglio ciò che intendevo dire aprendo questo post...
Ciao